La fine

La fine la riconosci quando la vedi scritta nero su bianco.

Non era quella presagita, quella comunque come si dice annunciata, quella alla quale cercavo lentamente di adattare la mente ed i giorni mentre mi convincevo di dover continuare a camminare, no, affatto. Quello non era niente.

La fine è scritta su quel foglio che prima era vicino alla stampante, poi sul tavolo di cucina, poi dentro ad una cartellina di plastica nella borsa. Lo tiro fuori e lo porgo all’impiegata comunale facendolo passare attraverso la buchetta del vetro. Lei allunga la mano a prenderlo mentre alza gli occhi a guardare le mie lacrime (certo se ne deve essere accorta dal tono della voce), lo posa sul tavolo, lo legge e vede subito quello che dice, eccolo: fine, nero su bianco. Sono talmente poche le righe e le parole, é difficile sbagliarsi. Rialza gli occhi per qualche frazione di secondo, poi li riabbassa al foglio, quindi prende un piccolo timbro datario, lo poggia su un tampone blu e lo timbra, in alto a destra. La fine si timbra. Infine dice: “a posto così”.

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