Dovresti

Su questa terra
dove non c’è linfa
adesso
sola
dovresti
s e n t i r e
schiudere un altro seme
dovresti
succhiare.

Su questa strada
dove non c’è goccia
dovresti
innalzarti
i n n a l z a r e
colorarti
c o l o r a r e
sola
dovresti
sbocciare
schiudere un altro verbo
profumarti
p r o f u m a r e:

polline sulle ciglia
dovresti
miele sulle labbra.

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“Siamo tutti sc…

“Siamo tutti schiavi del destino: qualcuno é legato con una lunga catena d’oro, altri con una catena corta e di vile metallo. Ma che importanza ha? La medesima prigione rinchiude tutti…” Seneca

Per ricominciare bisogna saper accettare le nuove strade che ci pone il destino: non esiste cosa più difficile. Ma più ti ribelli, più ti dibatti, più le catene feriranno.

Un sorriso

Allo specchio
la guancia di pietra
ha perfetta

la morsa di piovra
alla gola

cela

e sottopelle
le stelle c
              a
                d
             u
           t
            e.

In frantumi
invisibili
sotto alle palpebre

grevi

schegge di selce
nell’anima.

Un sorriso
la guancia di pietra
s g r e t o l a
e sottopelle
c a r e z z a
le stelle cadute.

Più su

L’unico motivo per cui ti scrivo é che ieri sono passata per la strada che facevi tu quando mi dicevi “sono a casa, vengo giù”. Non ho mai saputo qual’é la tua casa, comunque certo so qual’è il paese che adesso per coincidenza anche se tu non lo sai qualche volta attraverso, quello dal quale a sentirti scendevi. E così ieri all’improvviso guidando ti ho immaginato al volante proprio nello stesso tratto e mi sono resa conto, come si dice, della cruda realtà, quella che è diversa quando la vedi da come te l’avevano raccontata e te l’eri immaginata. Perchè, diciamo la verità, non è davvero tutta questa gran discesa: piuttosto è una serie di curve leggermente digradanti verso la valle, quasi sempre in piano, anzi a un certo punto dopo quel ponticello quasi risale, ma tu ti sei sempre posto come dire? Più su? Soprattutto all’inizio c’era sempre, diciamolo dai, qualcosa che tu sapevi fare, oppure di sicuro fare meglio, senz’altro la mia casa comunque secondo te era decisamente più giù, infossata arrivasti a dire un giorno, che di lì non avrei mai visto il sole. Come se tu fossi venuto da dove? Da una specie di Passo Paradiso? E dove tornavi quando risalivi? Alla più assolata delle dimore, così luminosa che ci vive è costretto a nascondersi fino a dormire in garage! Non te la prendere dai, d’altronde me l’hai raccontato tu non ti ricordi? Che per non dormire con lei dormivi nel garage; comunque anche lì la rivoltasti, dicendomi che laggiù era più fresco, e tu si sa, soffri il caldo. Con la coda dell’occhio passando ho sbirciato qualche serranda di garage ieri, lo ammetto.  Se ti avessi visto forse ti avrei detto quanto ero dovuta scendere, per arrivare fino a lì.

Amerei queste colline

Amerei
queste colline

sulla strada che ne segue
morbida le curve
sui loro fianchi
arrotolandosi
come riccioli
sale nel sole
scende poi
si tuffa nella nebbia
e su ancora gira
verso un crinale che luccica di brina
si inclina
tra cespugli sparuti, tronchi scuri
sfiora
due cipressi
vicini
e giù tra campi, prati
una vigna nuda che riposa
un borgo infine
trova.

Amerei queste colline:
se amassi ancora, le amerei.