La lettera verde

Ho pensato che prima di iniziare quest’altro nuovo viaggio avrei potuto fare una piccola deviazione e fermarmi dove c’eri tu, così giusto per il piacere di ascoltarti parlare un’altra volta, giusto per farti una sorpresa, giusto, visto che c’ero, portarti la tua poesia che ho da poco rivisto e che tu, giustamente non hai mai letto. Quindi l’ho scritta con un inchiostro verde (é stata una coincidenza del tutto involontaria che io trovassi quella vecchia penna con quell’inchiostro credimi, ma l’ho trovata di buon auspicio!), l’ho messa in una busta verde anche lei (mica è colpa mia se ne ho ancora tre o quattro di quelle) e quindi nella borsetta, ed é rimasta lì per tutto il tempo della conferenza, mentre pregustavo oltre al resto del viaggio tra i cinque sensi – e non potrai negare quello che è successo nel frattempo – anche il finale, quello in cui l’avresti avuta tra le mani ed io dopo averti salutato me ne sarei andata tra la gente continuando ad assaporare anche il momento in cui finalmente da solo avresti potuto aprirla e leggerla.

Ma… è ancora lì. Ti ho detto che ti avevo portato un regalo e non ho avuto il coraggio di dartelo, ma questo non è del tutto esatto: il fatto é che ho scoperto che sì, so benissimo perchè ho scritto verdi ed anche tu l’avresti subito capito logicamente se avessi letto, ma no, quei nostri sguardi non erano affatto verdi.

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