Mi nutro di vento

Mi nutro di vento,
di nulla

di piccole luci lontane, a manciate, la notte
dei verdi degli alberi muti le fronde, nei giorni

Mi nutro di vento e silenzio,
di nulla

ma talvolta un BaTTiTo di sil-la-be
sul cuscino.

Annunci

Terminal arrivi

Ti vorrei chiedere:
mi racconti com’ero?
Come camminavo, dico
come guardavo, fumavo, cantavo
come mangiavo, bevevo, piangevo, ridevo
come aspettavo, come partivo?
(terminal arrivi, cieli grigi)

Con gli occhi socchiusi

Sarebbe facile, così:

distesi al sole

tutti i pensieri, le angosce, i ricordi, tutti quei passi, gli sguardi, le voci, i motivi, le stanze, le porte, le chiavi! tutti quei nodi, gli strappi, le spinte, le urla tra i denti, le mani ferite, le unghie spezzate, le strade perdute

distesi

d i s c i o l t i

con gli occhi socchiusi

le ciglia di raggi.

Il pettine

Eccoti lí, con quei tuoi vaghi riccioli.

Eccoti lí, al volante. Rallenti al semaforo, ti vedo.
Ricordi quando ti scivolò quel pettine che avevi in tasca, col portafoglio? Guardai per terra rivestendomi quando te n’eri andato e lo vidi, quel piccolo pettine marrone con cui mai ti avevo visto pettinarti, e lo raccolsi per primo. Neanche pensai a quanto avevi dovuto essere distratto tu per lasciare qualcosa come il portafoglio e non accorgertene, quanto confuso… e guarda per dire il vero, neanche lo aprii. Continuai soltanto a guardare quell’altro strano oggetto piccolo eppure tuo, pensando alla tasca da cui era scivolato, a chissà cosa di tutto quello che era solo tuo, mentre ti chiamavo per dirtelo.
Poco prima avevo avuto tra le dita quei tuoi vaghi riccioli setosi, pettinandoti io con quelle con lentezza, il naso affondato nell’incavo del tuo collo, nel tuo odore, la mano lassù. E dopo poco non c’eri già più e guardavo quel pettine caduto e dopo poco ancora tornavi salendo per il viale con la luce del tramonto, ti fermavi col finestrino aperto per un ultimo saluto veloce, un sorriso un po’ confuso, una promessa.

Eccoti, con quei tuoi vaghi riccioli, con il tuo sguardo bruno.
Rallenti, ti vedo, rallento, mi vedi. Come prima e come sempre so che mi hai vista. Solo che come prima tu vai di lá, io di qua. Solo che stavolta non ti chiamerò per dirti che hai dimenticato qualcosa di piccolo e neanche di grande. E che stavolta non tornerai.

Non ancora

No, non ricomincio:

non ho il mantello giusto

né il cappello.

E poi, pure quel vecchio ombrello

col vento dell’inverno…

a vederlo oggi col sole,

col verde nuovo dietro al secchio

il gatto nero arrampicato,

la stecca rotta che pende con la zampa

dondolando,

non par vero.

Non ricomincio ancora

cerco piuttosto ora che vedo

il punto, il dove, il da dove

sarà che forse devo fare un salto, dico

l’orlo, il confine cerco

e una parola

in una lingua nuova.