Il pettine

Eccoti lí, con quei tuoi vaghi riccioli.

Eccoti lí, al volante. Rallenti al semaforo, ti vedo.
Ricordi quando ti scivolò quel pettine che avevi in tasca, col portafoglio? Guardai per terra rivestendomi quando te n’eri andato e lo vidi, quel piccolo pettine marrone con cui mai ti avevo visto pettinarti, e lo raccolsi per primo. Neanche pensai a quanto avevi dovuto essere distratto tu per lasciare qualcosa come il portafoglio e non accorgertene, quanto confuso… e guarda per dire il vero, neanche lo aprii. Continuai soltanto a guardare quell’altro strano oggetto piccolo eppure tuo, pensando alla tasca da cui era scivolato, a chissà cosa di tutto quello che era solo tuo, mentre ti chiamavo per dirtelo.
Poco prima avevo avuto tra le dita quei tuoi vaghi riccioli setosi, pettinandoti io con quelle con lentezza, il naso affondato nell’incavo del tuo collo, nel tuo odore, la mano lassù. E dopo poco non c’eri già più e guardavo quel pettine caduto e dopo poco ancora tornavi salendo per il viale con la luce del tramonto, ti fermavi col finestrino aperto per un ultimo saluto veloce, un sorriso un po’ confuso, una promessa.

Eccoti, con quei tuoi vaghi riccioli, con il tuo sguardo bruno.
Rallenti, ti vedo, rallento, mi vedi. Come prima e come sempre so che mi hai vista. Solo che come prima tu vai di lá, io di qua. Solo che stavolta non ti chiamerò per dirti che hai dimenticato qualcosa di piccolo e neanche di grande. E che stavolta non tornerai.

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