06/12

Prima che la terra ricominciasse a tremare pensavo di raccontarti dei ritorni di Leone.

Prima che anche tu sparissi, di nuovo.

Prima, come c’è sempre un prima e come ti potrei dire che no, penso che non sono neanch’io la stessa di prima e anche se vorrei non potrei mai esserlo. Sono diversa anch’io, infatti, non sono la stessa di quando c’eri tu o di quando la terra tremava allora, perchè poi lo dimentichiamo o facciamo finta di dimenticarcelo, perchè poi ci abituiamo di nuovo ad averla ben salda sotto ai piedi pur con tutto quello che ci manca e ci illudiamo che la stiamo, che ci stiamo, come addomesticando.

Volevo raccontarti di quando la terra era ferma e ogni volta pensavo che Leone non tornasse più, come lui, come te. Di come guardassi il suo piattino sotto alla panchina e pensassi ogni giorno che avrei dovuto toglierlo e romperlo, e buttarlo via, e di come, comunque, ne parlassi con la gattina ogni singola sera e guardando il vialetto deserto di lui le chiedessi: ma Leone, non s’é visto? Volevo dirti di come Leone, comunque, ogni volta, ritorna. Non é più lui, certamente, come io non sono più io. Passa ogni volta un tempo che pare insopportabile, ed altri stravolgimenti che sembrano invincibili. Ma volevo dirti del pelo di Leone sotto alle mie dita, e di quello che ci siamo detti.

 

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