22/09

 

Credo ci si sia messo di mezzo l’ultimo di Dan Brown.

O forse sei stato tu ad intrufolarti in quelle pagine non si sa come e potrei sospettare solo vagamente il perché: o meglio ancora il ricordo di te vagava dentro a qualche cattedrale o per qualche sala di quei suoi musei dirai, oppure si era intrecciato a qualche linea di quei simboli? Ripensandoci guarda, forse non è neanche riemerso sfogliando le pagine del libro: aspettava credo, come spesso accade, di presentarsi dopo qualche tempo dall’ultima riga quel tale giorno a quella tale ora, anzi in quel tale insospettabile minuto talmente lontano da tutto quello che mi potrebbe parlare di te da essere davvero ad una galassia di distanza e non a quegli in fondo ridicoli chilometri e miglia marine che ci separano.

Eppure c’eri, e in un giorno feriale. Eri lì dove ti ho sempre vagamente immaginato, poi lì dove ero io a quel tempo, e poi molto più nitidamente in tutti quei luoghi dove non siamo mai stati ma che comunque conosciamo bene, certo anche in quella sala d’attesa. Aveva delle poltroncine un po’ scomode, non trovi? Eppure facemmo tutti e due finta di niente, così come avevamo fatto per le panchine di ferro del parco, non potrai dire che non è vero!

Io comunque amavo di più camminare al tuo fianco, lo confesso. E meno di tutto lasciarti le mie lettere davanti alla porta in quell’androne troppo polveroso, anche se è quello che farò anche stavolta, confondendomi tra l’andirivieni dell’imbrunire.

Tu chissà se uscirai o tornerai, a quest’ora.

 

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