10/12

 

Di questo tempo dove non so

se è tutto passato

o tutto ancora da accadere

 

se è tutto perduto

o tutto ancora da trovare

 

come in un turbine

un chiarore.

 

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02/12

 

Di tutte le mancanze

in quest’ora

 

il fruscio delle foglie secche

dell’istrice, del piccolo riccio

della corsa furtiva della volpe

 

il battito d’ali degli uccelli notturni

su fino ai rami degli alberi signori

 

i loro occhi brillanti su di me

i loro canti che iniziano

insieme al vento leggero.

 

Tienila stretta la speranza

 

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Tienila stretta la speranza:

anche quando non sembra che una flebile luce d’angolo

nella stanza buia d’una notte scesa troppo presto

 

anche quando é solo l’eco di un’alba lontana

il ricordo velato di un sorriso sul cuscino

di una goccia di dolcezza

arrivata per caso, scivolata, già perduta.

 

Come l’ultima lacrima

nella preghiera al cielo che hai inventato

stretta nel petto, tra le dita, tienila

 

tra le strade lastricate di nulla

verso i binari di domani

come segreta, invisibile

partenza.

 

Ho messo in fila le mie parole

E’ stato come

ritornare a casa

(in tutte le case)

 

è stato come lucidare gli argenti

sfogliando le ore buie e quelle brillanti

 

(le musiche a ondeggiare sopra al frastuono)

 

è stato come temperare i colori

(tutti i colori)

riordinare i pennelli

le vaschette degli acquerelli, pulite.

 

E sotto alle coperte di sogni

ormai troppo sottili

(comunque)

un tepore.

 

28/10

 

Quando non mi trovi è perché mi sono persa

tra il rombo dei motori, il rullìo degli pneumatici in corsa

il ronzio degli aspiratori di quel ristorante sul retro

una sega elettrica, dentro a un garage.

 

Sono perduta come quei trilli lontani d’uccelli tra un fragore e l’altro

come la musica della pioggia

le voci del vento.

 

Guardo lo spicchio di cielo grigio tra le case

le gocce scivolare sui vetri

il grande tiglio che dondola muto le foglie gialle

ma non so se l’autunno mi troverà.

 

Il mio cuore non é venuto con me

 

Non è nel rumore di queste strade grigie

negli alberi conficcati nei marciapiedi

 

(agli incroci cadono le parole, morendo come le foglie incolori

spazzate via dalle donne stizzite sulle soglie)

 

non c’è il mio cuore:

stretto alle sbarre dell’autobus in corsa

gli occhi in fuga sul campanello rosso

inghiottito dalle strisce pedonali

arrivato nella schiena premuta sulla porta

finalmente chiusa.

 

22/07

alberoross

C’eri tu

la notte del temporale

negli scrosci, nella quiete

 

c’eri tu

nel vento del mattino

e nei passi lenti del ritorno

 

ed oggi c’eri tu

nel giorno dell’angolo ombroso

sotto alle foglie rosse.

 

Non c’eri, eppur c’eri

d’un bruno gesto indistinto

di presagito profilo.

 

Il terzo gatto

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Ti risulta che si possa morire di tristezza? Forse no. Certo che sì.

Non so da dove mi sia arrivato questo che prima era un fiume, poi si è allargato ed é diventato lago, poi ancora crescendo mi sembra infine un mare, sterminato, scuro e denso, di tristezza.

Non so da dove mi sia arrivato. O forse lo so, lo so per certo. So da dove, so i piccoli e grandi affluenti da destra e da sinistra, so quelli del mattino e quelli del pomeriggio. La sera smettono, non mi chiedere perché.

L’acqua comunque te lo devo dire è opaca come inchiostro, il fondo viscido come quello della vasca di cemento dei tuoi nonni dove ci facevamo il bagno da piccole, ti ricordi? Non te l’ho mai detto ma ho continuato per anni a sognare ogni tanto quel fondo e i gesti del mentre cercavo con tutte le forze di stare sempre a galla per non toccarlo neanche con un dito. Nel frattempo chiacchieravamo sotto il sole, ridevamo nell’acqua fredda e sporca come se niente fosse, no? Adesso invece non mi viene affatto da ridere. Come potrei se annaspo?

Ho comprato dei fiori rossi, sperando che l’acqua non arrivi fino a lì. Poi mi sono messa a pensare al terzo gatto, quello rosso. Magari se si accorgevano che pensavo a lui smettevano.