Il terzo gatto

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Ti risulta che si possa morire di tristezza? Forse no. Certo che sì.

Non so da dove mi sia arrivato questo che prima era un fiume, poi si è allargato ed é diventato lago, poi ancora crescendo mi sembra infine un mare, sterminato, scuro e denso, di tristezza.

Non so da dove mi sia arrivato. O forse lo so, lo so per certo. So da dove, so i piccoli e grandi affluenti da destra e da sinistra, so quelli del mattino e quelli del pomeriggio. La sera smettono, non mi chiedere perché.

L’acqua comunque te lo devo dire è opaca come inchiostro, il fondo viscido come quello della vasca di cemento dei tuoi nonni dove ci facevamo il bagno da piccole, ti ricordi? Non te l’ho mai detto ma ho continuato per anni a sognare ogni tanto quel fondo e i gesti del mentre cercavo con tutte le forze di stare sempre a galla per non toccarlo neanche con un dito. Nel frattempo chiacchieravamo sotto il sole, ridevamo nell’acqua fredda e sporca come se niente fosse, no? Adesso invece non mi viene affatto da ridere. Come potrei se annaspo?

Ho comprato dei fiori rossi, sperando che l’acqua non arrivi fino a lì. Poi mi sono messa a pensare al terzo gatto, quello rosso. Magari se si accorgevano che pensavo a lui smettevano.

 

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I punti

ric

punto su punto

istante su istante

r  e  s  p  i  r  i

su respiri

 

giorni e notti tessuti

di musiche e silenzi, di risa e di singulti

filati nella luce

sospesi dentro al buio

lasciati, rigirati, ripresi, ricontati

stretti

d  i  s  t  e  s  i

 

amati e odiati

rimirati e ignorati

mai rinnegati

punti

i  n  f  i  n  i  t  i