Di questo tessuto

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I punti

ric

punto su punto

istante su istante

r  e  s  p  i  r  i

su respiri

 

giorni e notti tessuti

di musiche e silenzi, di risa e di singulti

filati nella luce

sospesi dentro al buio

lasciati, rigirati, ripresi, ricontati

stretti

d  i  s  t  e  s  i

 

amati e odiati

rimirati e ignorati

mai rinnegati

punti

i  n  f  i  n  i  t  i

 

29/11

Rimaniamo sempre io e te sulle due sponde opposte: ruscello o fiume, mare o oceano che ti sembrino, così come ti sembrano impossibili da attraversare.

Anch’io infine te lo dico ho imparato da te a rimanere ferma, guardando l’orizzonte. E l’orizzonte è diventato poi prima un quartiere, poi un muro, poi quel tetto orrendo cosparso di mattoni, quell’angolo buio dove di notte nasce la paura, finché ho chiuso anche la finestra per non vederli e ho acceso la luce. Certo ancora lo faccio, certo, anche in pieno giorno. Lo chiudo fuori il desiderio di te, che non sono più la stessa, quella che sorrideva dalla sponda opposta e come dicevano? Sospirava. Mi domando adesso che mi manca il fiato, come facessi.

 

19/12

 

Da quando lui se n’è andato sento il freddo.

Penso a sua madre e a quando mi hanno detto che diceva che lui era freddo, e poi dopo un po’ che era ancora più freddo. Mi sembra allora che il gelo del mattino mi sia penetrato dovunque nelle ossa, fino ai polpastrelli, e che si stia insinuando in tutte le mie parole.

Non ricordo neanche d’aver mai ricevuto un bacio, né di averne desiderato uno.

 

 

06/12

Prima che la terra ricominciasse a tremare pensavo di raccontarti dei ritorni di Leone.

Prima che anche tu sparissi, di nuovo.

Prima, come c’è sempre un prima e come ti potrei dire che no, penso che non sono neanch’io la stessa di prima e anche se vorrei non potrei mai esserlo. Sono diversa anch’io, infatti, non sono la stessa di quando c’eri tu o di quando la terra tremava allora, perchè poi lo dimentichiamo o facciamo finta di dimenticarcelo, perchè poi ci abituiamo di nuovo ad averla ben salda sotto ai piedi pur con tutto quello che ci manca e ci illudiamo che la stiamo, che ci stiamo, come addomesticando.

Volevo raccontarti di quando la terra era ferma e ogni volta pensavo che Leone non tornasse più, come lui, come te. Di come guardassi il suo piattino sotto alla panchina e pensassi ogni giorno che avrei dovuto toglierlo e romperlo, e buttarlo via, e di come, comunque, ne parlassi con la gattina ogni singola sera e guardando il vialetto deserto di lui le chiedessi: ma Leone, non s’é visto? Volevo dirti di come Leone, comunque, ogni volta, ritorna. Non é più lui, certamente, come io non sono più io. Passa ogni volta un tempo che pare insopportabile, ed altri stravolgimenti che sembrano invincibili. Ma volevo dirti del pelo di Leone sotto alle mie dita, e di quello che ci siamo detti.

 

31/10

Il mattino dopo abbiamo scherzato sulla faglia: abbiamo detto di andare un giorno lassù su quella montagna per guardarla da vicino e allora scegliere dove ci sarebbe piaciuto di più stare un giorno, se di qua o di là, se a nord o a sud, se a destra o a sinistra di quella strana spaccatura nera. Abbiamo fantasticato sul panorama di qua e di là, sullo strapiombo verde azzurro,  e forse in fondo il mare.

Ma poi la terra ha ricominciato a tremare: tremano le vene con la mente e con i passi, sprofondano nelle viscere della terra le vane certezze, le guerre, le ansie, le gioie, i pensieri

s v a n i t i

che è solo terrore, smarrito

respiro

in ascolto

sospeso.

 

(…)