Quando l’amore bussa alla tua porta, tutto é perduto

(per J.)

 

Quando l’amore bussa alla tua porta

tutto è perduto

come era lui, smarrito tra le strade del mondo.

 

Ha l’odore della guerra sulla pelle

la polvere delle macerie tra le unghie

mentre ti strappa il cuore lì sulla soglia

mentre ti toglie il fiato

come la tempesta d’inverno spazzando la stanza

mentre ti posa

gli occhi di quei bambini sulle spalle

 

mentre ti stringe forte

fino alla prima stella del mattino

che avevi dimenticato.

 

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(for J.)

 

When love knocks at your door

everything is lost

as it was, mislaid in the world’s roads.

 

He has the war’s smell on his skin

he has the ruins’ dust within his nails

while he tears your hearth there on the doorway

while he takes your breath away

sweeping the room as the winter storm

while he lays

those childrens’ eyes on your shoulders

 

while he holds you tight

until the first morning star

you had forgotten.

 

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Ringrazio

(visto che sembra terapeutico, proviamolo)

 

per tutto quello che ho visto

per gli occhi, ringrazio

per tutti i verdi

(le mie dita tra i fiori e sul muschio, le mie braccia intorno agli arbusti)

per tutti gli azzurri di tutti i miei cieli, di tutti i miei mari

(le mie labbra baciate dai venti, immerse fra le onde)

 

per le altezze e per i fuochi delle profondità

ringrazio

per i tremiti e il calore

per l’amore nel petto di un abbraccio

 

e per tutti gli incroci, i bivi coi precipizi a lato

per tutti i passi su tutte le strade

con i fari o il buio

(sperando ne restassero le mie orme).

 

(…)

 

02/12

 

Di tutte le mancanze

in quest’ora

 

il fruscio delle foglie secche

dell’istrice, del piccolo riccio

della corsa furtiva della volpe

 

il battito d’ali degli uccelli notturni

su fino ai rami degli alberi signori

 

i loro occhi brillanti su di me

i loro canti che iniziano

insieme al vento leggero.

 

Tienila stretta la speranza

 

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Tienila stretta la speranza:

anche quando non sembra che una flebile luce d’angolo

nella stanza buia d’una notte scesa troppo presto

 

anche quando é solo l’eco di un’alba lontana

il ricordo velato di un sorriso sul cuscino

di una goccia di dolcezza

arrivata per caso, scivolata, già perduta.

 

Come l’ultima lacrima

nella preghiera al cielo che hai inventato

stretta nel petto, tra le dita, tienila

 

tra le strade lastricate di nulla

verso i binari di domani

come segreta, invisibile

partenza.

 

Ho messo in fila le mie parole

E’ stato come

ritornare a casa

(in tutte le case)

 

è stato come lucidare gli argenti

sfogliando le ore buie e quelle brillanti

 

(le musiche a ondeggiare sopra al frastuono)

 

è stato come temperare i colori

(tutti i colori)

riordinare i pennelli

le vaschette degli acquerelli, pulite.

 

E sotto alle coperte di sogni

ormai troppo sottili

(comunque)

un tepore.

 

Il mio fiore (che non marcisce) per lei

(un esperimento fonetico a ritmo costante)

 

13/01/06

 

Vengo da te

per l’ultima volta

 

vengo da te

per capire

se è vero

 

ancor più sola

vengo

ancor più smarrita

guardo

 

e tra le lacrime

rotaie

intrecciate

e pietre

sporche

e un orologio

blu

e un gabbiano

lento

e una nave

lontana

e alberi

spogli

nella nebbia

increduli

scorrono.

 

Vengo da te

e il giorno

sconvolto

tramonta

e una fila di luci

s’accende

e il cuore

si stringe

ancora

e ancora:

 

cerca

il tuo sorriso

che non vedrò

e la tua voce

che non udrò.

 

28/10

 

Quando non mi trovi è perché mi sono persa

tra il rombo dei motori, il rullìo degli pneumatici in corsa

il ronzio degli aspiratori di quel ristorante sul retro

una sega elettrica, dentro a un garage.

 

Sono perduta come quei trilli lontani d’uccelli tra un fragore e l’altro

come la musica della pioggia

le voci del vento.

 

Guardo lo spicchio di cielo grigio tra le case

le gocce scivolare sui vetri

il grande tiglio che dondola muto le foglie gialle

ma non so se l’autunno mi troverà.