28/10

 

Quando non mi trovi è perché mi sono persa

tra il rombo dei motori, il rullìo degli pneumatici in corsa

il ronzio degli aspiratori di quel ristorante sul retro

una sega elettrica, dentro a un garage.

 

Sono perduta come quei trilli lontani d’uccelli tra un fragore e l’altro

come la musica della pioggia

le voci del vento.

 

Guardo lo spicchio di cielo grigio tra le case

le gocce scivolare sui vetri

il grande tiglio che dondola muto le foglie gialle

ma non so se l’autunno mi troverà.

 

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Il mio cuore non é venuto con me

 

Non è nel rumore di queste strade grigie

negli alberi conficcati nei marciapiedi

 

(agli incroci cadono le parole, morendo come le foglie incolori

spazzate via dalle donne stizzite sulle soglie)

 

non c’è il mio cuore:

stretto alle sbarre dell’autobus in corsa

gli occhi in fuga sul campanello rosso

inghiottito dalle strisce pedonali

arrivato nella schiena premuta sulla porta

finalmente chiusa.

 

22/09

 

Credo ci si sia messo di mezzo l’ultimo di Dan Brown.

O forse sei stato tu ad intrufolarti in quelle pagine non si sa come e potrei sospettare solo vagamente il perché: o meglio ancora il ricordo di te vagava dentro a qualche cattedrale o per qualche sala di quei suoi musei dirai, oppure si era intrecciato a qualche linea di quei simboli? Ripensandoci guarda, forse non è neanche riemerso sfogliando le pagine del libro: aspettava credo, come spesso accade, di presentarsi dopo qualche tempo dall’ultima riga quel tale giorno a quella tale ora, anzi in quel tale insospettabile minuto talmente lontano da tutto quello che mi potrebbe parlare di te da essere davvero ad una galassia di distanza e non a quegli in fondo ridicoli chilometri e miglia marine che ci separano.

Eppure c’eri, e in un giorno feriale. Eri lì dove ti ho sempre vagamente immaginato, poi lì dove ero io a quel tempo, e poi molto più nitidamente in tutti quei luoghi dove non siamo mai stati ma che comunque conosciamo bene, certo anche in quella sala d’attesa. Aveva delle poltroncine un po’ scomode, non trovi? Eppure facemmo tutti e due finta di niente, così come avevamo fatto per le panchine di ferro del parco, non potrai dire che non è vero!

Io comunque amavo di più camminare al tuo fianco, lo confesso. E meno di tutto lasciarti le mie lettere davanti alla porta in quell’androne troppo polveroso, anche se è quello che farò anche stavolta, confondendomi tra l’andirivieni dell’imbrunire.

Tu chissà se uscirai o tornerai, a quest’ora.

 

22/07

alberoross

C’eri tu

la notte del temporale

negli scrosci, nella quiete

 

c’eri tu

nel vento del mattino

e nei passi lenti del ritorno

 

ed oggi c’eri tu

nel giorno dell’angolo ombroso

sotto alle foglie rosse.

 

Non c’eri, eppur c’eri

d’un bruno gesto indistinto

di presagito profilo.

 

Il terzo gatto

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Ti risulta che si possa morire di tristezza? Forse no. Certo che sì.

Non so da dove mi sia arrivato questo che prima era un fiume, poi si è allargato ed é diventato lago, poi ancora crescendo mi sembra infine un mare, sterminato, scuro e denso, di tristezza.

Non so da dove mi sia arrivato. O forse lo so, lo so per certo. So da dove, so i piccoli e grandi affluenti da destra e da sinistra, so quelli del mattino e quelli del pomeriggio. La sera smettono, non mi chiedere perché.

L’acqua comunque te lo devo dire è opaca come inchiostro, il fondo viscido come quello della vasca di cemento dei tuoi nonni dove ci facevamo il bagno da piccole, ti ricordi? Non te l’ho mai detto ma ho continuato per anni a sognare ogni tanto quel fondo e i gesti del mentre cercavo con tutte le forze di stare sempre a galla per non toccarlo neanche con un dito. Nel frattempo chiacchieravamo sotto il sole, ridevamo nell’acqua fredda e sporca come se niente fosse, no? Adesso invece non mi viene affatto da ridere. Come potrei se annaspo?

Ho comprato dei fiori rossi, sperando che l’acqua non arrivi fino a lì. Poi mi sono messa a pensare al terzo gatto, quello rosso. Magari se si accorgevano che pensavo a lui smettevano.